
InfluxDB e Docker
In questo post vediamo come installare InfluxDB all'interno di un container Docker in modo da essere operativi in pochissimo tempo e senza modificare in alcun modo la configurazione della macchina host (che nell'esempio riportato si basa su Ubuntu 16.04).
Avviamo un container con
docker run -d --name=influxdb -p 8086:8086 -v $PWD:/var/lib/influxdb influxdb
Nello specifico:
- attribuiamo al container il nome influxdb
- esponiamo la porta standard 8086 mappandola con quella omonima dell'host
- mappiamo la cartella dell'host da cui stiamo eseguendo Docker con quella del container in modo da rendere persistenti i dati in caso di eliminazione e/o riavvio dello stesso
- utilizziamo l'immagine ufficiale influxdb
Per creare un file di configurazione di base (da personalizzare in base alle nostre esigenze) possiamo utilizzare
docker run --rm influxdb influxd config > influxdb.conf
Per interagire con il database possiamo aprire una shell con docker run --rm --link=influxdb -it influxdb influx -host influxdb
Di fatto viene creato un container temporaneo (l'opzione --rm farà in modo che venga distrutto all'uscita) basato sull'immagine ufficiale ma collegato a quello in esecuzione (--link=influxdb) e si avvia un terminale in modalità interattiva (-it) eseguendo il comando influx.
A questo punto siamo in grado di creare nuovi database, cancellarli o interrogarli.
Come già detto in precedenza tutti i dati sono mappati all'interno della cartella a cui abbiamo fatto riferimento e resi persistenti. Senza questo accorgimento sarebbero disponibili solo ed esclusivamente per il tempo di vita del container.



